Un’analisi del Ministero della salute e di Agenas

Corigliano-Rossano

Gli ospedali di Corigliano e Rossano alla ribalta nazionale, tra luci e ombre, con le pagelle che in non superano la sufficienza. Dall’analisi del programma nazionale esiti 2010 di Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari) e Ministero della salute, ma anche dai dati riportati su di una nota rivista nazionale (I migliori ospedali d’Italia…e quali sono da chiudere), emerge una fotografia a tinte fosche. I dati, i cui indicatori regionali sono sfavorevoli su molti fronti, fanno registrare un caso eclatante: quello del Presidio ospedaliero “Guido Compagna” di Corigliano Calabro dove appena l’1,2% dei pazienti con frattura di femore ha la possibilità di essere operato entro le 48 ore (è la seconda peggiore struttura di tutta Italia). Per lo scompenso cardiaco congestizio, mortalità a 30 giorni dal ricovero: in fascia rossa si colloca il Presidio Ospedaliero “N. Giannettasio” di Rossano con 17,7%. La proporzione di parti effettuati con taglio cesareo è uno degli indicatori di qualità più frequentemente usato a livello internazionale per verificare la qualità di un sistema sanitario. Questo perché il ricorso inferiore al cesareo risulta sempre associato a una pratica clinica più appropriata, mentre diversi studi suggeriscono che una parte dei tagli cesarei è eseguita per “ragioni non mediche”: al Presidio Ospedaliero di Corigliano Calabro continua a crescere arrivando al 29,4% e a quello di Rossano al 31,5%. Mortalità a 30 giorni infarto miocardico acuto (Ima); di tutte le strutture, gli analisti hanno preso in considerazione solo quelle con un volume annuo di Ima > a 75. La tempestività è il fattore più importante per la sopravvivenza di una persona colpita da infarto miocardico acuto (Ima): Presidio Ospedaliero di Rossano (11,9%). Altro che manifestazioni per sollecitare la “posa della prima pietra” per la costruzione del nuovo presidio ospedaliero della Sibaritide, ancora la da venire; qui si tratta di garantire “oggi” i livelli  minimi essenziali di una sanità da codice rosso sullo Jonio cosentino. L’indagine mette sotto la lente di ingrandimento tutta la sanità calabrese, da quella pubblica a quella privata. Gli ospedali – si afferma nella rivista -per avere buoni risultati devono avere l’esperienza che si genera solo con un’ampia casistica: solo questo continuo rodaggio non solo del medico, ma anche dell’organizzazione, consente di far funzionare bene e senza intoppi la “macchina dell’ospedale”. Lo dimostrano ormai molti studi scientifici. In Italia però i reparti con una inadeguata casistica, sono tantissimi. Sono da chiudere? Quasi sempre sì. Per la prima volta i risultati, reparto per reparto, degli ospedali e delle cliniche italiane sono diventati pubblici, sono stati analizzati oltre 11,2 milioni di schede di dimissione ospedaliera in Italia, ricavandone 1,2 milioni relative alle patologie acute più comuni compilate dai sanitari a ogni dimissione di paziente dopo un ricovero. In Calabria, la situazione è la seguente: dominano i toni del grigio; la certezza statistica delle performance degli ospedali calabresi è spesso una chimera. Le tabelle riportate sulla rivista raccolgono gli esiti delle strutture: l’elenco delle strutture per regione; la provincia in cui ha sede la struttura; il numero di pazienti ricoverati nel corso del 2010; la percentuale di mortalità (cioè il rischio grezzo) nei giorni successivi al ricovero, cioè non aggiustata ovvero non corretta per tener conto delle variabili che potrebbero influenzare il risultato. Vengono analizzati l’infarto miocardico acuto: proporzione di trattati con Ptca entro 48 ore;  scompenso cardiaco congestizio: mortalità a 30 giorni dal ricovero; Ictus: mortalità a 30 giorni dal ricovero; broncopneumopatia cronica ostruttiva riacutizzata: mortalità a 30 giorni dal ricovero; proporzione di colecistectomie laparoscopiche con degenza post-operatoria entro 4 giorni; proporzione di parti con taglio cesareo primario; frattura del collo del femore e intervento chirurgico entro 48 ore (da allarme rosso, senza se e senza ma, gli esiti del Presidio Ospedaliero a Corigliano Calabro con appena l’1,2% dei pazienti operati in tempi stretti). Le fratture del collo del femore sono eventi traumatici particolarmente frequenti nell’età anziana e tra le donne, in particolare quelle con grave osteoporosi, patologie internistiche e della coordinazione motoria.

Anna Maria Coviello